Carciofo di Paestum è un prodotto ortofrutticolo italiano a Indicazione geografica protetta. L'Indicazione geografica protetta “Carciofo di Paestum” designa i capolini dei biotipi riferibili al tipo “Romanesco”, anche detto “Tondo di Paestum”. Il prodotto deve avere i seguenti requisiti: pezzatura media (non più di 4 capolini con gambo per kg di prodotto); capolini di forma sub–sferica, compatta, con caratteristico foro all'apice; con diametro della sezione massima trasversale compreso tra 8,5 e 10,5 cm di diametro della sezione massima longitudinale compreso tra 7,5 e 12,5 cm, e con rapporto tra i due compreso tra 0,9 e 1,2; colore verde, con sfumatura violetto–rosacea; brattee esterne ovali, con apice arrotondato ed inciso, inermi; brattee interne viola con sfumature violette; peduncolo di lunghezza inferiore a 10 cm. La diffusione del carciofo nella valle del Sele risale alla fine degli anni ‘20 del secolo scorso grazie alle vaste opere di bonifica e di profonda trasformazione agraria apportata dalla riforma fondiaria. Tracce della presenza del carciofo nella piana del Sele sono segnalate già nel 1811 dalle statistiche del Regno di Napoli (Leopoldo Cassese, La «statistica» del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla Provincia di Salerno, 1955) e nel 1949 dalle memorie di geografia economica di Elio Migliorini. La descrizione più approfondita della diffusione, dell'importanza e potenzialità della coltivazione del carciofo nella Piana del Sele è stata fatta dal Bruni nel 1960, che fa riferimento al “Carciofo di Castellammare di Stabia” come varietà coltivata, citata in seguito da altri autori come sinonimo della nuova denominazione “Carciofo tondo di Paestum”. I primi coltivatori di questa specie furono agricoltori del napoletano che, trasferitisi nella zona, impiantarono i carducci (talee di carciofo) proprio nei campi adiacenti i famosi templi di Paestum. In Campania, nel 1929, la superficie coltivata a carciofo era di 818 ha, per una produzione di 80.566 quintali con una media di 9.850 kg/ha. Successivamente, dopo la seconda guerra mondiale, si è avuto un notevole incremento di questa coltura tanto che, nel quinquennio 1962–1966, la superficie media interessata a carciofo passò a 2.782 ha proprio grazie all'incremento di superficie nell'area del “Carciofo di Paestum”. Jannacone nel 1997 evidenziava: ““È da notare che in Campania il carciofo è quasi completamente scomparso dalle aziende delle tradizionali aree agricole per trasferirsi in altre, soprattutto nella pianura del Sele. Attualmente la superficie investita a carciofo si attesta su 2.300 ha di cui l'80 % nella piana del Sele.”” Oggi il prodotto rappresenta una produzione di punta nell'area considerata anche grazie alla notorietà acquisita. Pertanto, per evitare imitazioni ed usurpazioni della denominazione verrà garantita la rintracciabilità del prodotto, grazie ad un elenco dei terreni coltivati dei produttori e delle produzioni che saranno controllati da un apposito organismo di controllo.

 

Paestum artichokes is an Italian fruit and vegetable product to protected geographical indication. The Protected Geographical Indication "Artichoke of Paestum" covers heads of biotypes of the "Romanesco", also called "Tondo di Paestum." The product must meet the following requirements: medium size (no more than 4 heads with stalk per kg of product); heads of sub-spherical, compact, with a characteristic hollow at the apex; with maximum diameter of the cross section comprised between 8.5 and 10.5 cm of diameter of a maximum longitudinal section comprised between 7.5 and 12.5 cm, and with a ratio between the two of between 0.9 and 1.2; green, with violet hue rosacea; oval external bracts, with rounded apex, helpless; internal purple bracts with purple shading; peduncle length of less than 10 cm. The spread of the artichoke in the Sele valley dates back to the late '20s of the last century because of the vast land reclamation and deep agrarian transformation brought about by the land reform. Traces of the presence of artichokes on the Sele plain are reported already in 1811 by the Kingdom of Naples statistics (Leopoldo Cassese, the "statistic" of the Kingdom of Naples in 1811. Reports on the Province of Salerno, 1955) and in 1949 by geography memories economic Elio Migliorini. The more detailed description of the spread, the importance and potential of artichoke cultivation in the Piana del Sele was made by Bruni in 1960, which refers to "Artichoke of Castellammare di Stabia" as a cultivated variety, subsequently cited by other authors such as synonymous with the new name "of Paestum Artichoke round." The first to grow this type of Neapolitan who were farmers who moved into the area and planted Carducci (artichoke cuttings) in the fields beside the famous Temples of Paestum. In Campania, in 1929, the area cultivated with artichoke was of 818 has, for a production of 80,566 tons with an average of 9,850 kg / ha. Later, after the Second World War, there was a significant increase of this crop so that, in the five years 1962-1966, the average area down to artichokes rose to 2,782 ha, thanks to the surface area of ​​the "Artichoke Paestum ". Jannacone in 1997 showed: "" It is noteworthy that in Campania the artichoke is almost completely disappeared from the traditional agricultural areas to move to other companies, especially in the plain of Sele. Currently the area down to artichokes stood at 2,300 ha of which 80% on the Sele plain. "" Today the product is a peak in production also considered due to the reputation acquired. Therefore, to prevent imitations and misuse of the name will be guaranteed the traceability of the product, thanks to a list of the parcels cultivated, producers and production, monitored by a special supervisory body.

            

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